Acr Messina, Bonina: «Senza altri imprenditori getto la spugna»

L’ex presidente dell’Igea Virtus ha incontrato stamani il sindaco: «Non ci si può avventurare, per fare calcio a Messina ci vuole un progetto pluriennale con un gruppo societario solido. Ma qui non si è fatto vivo nessuno». Buzzanca: «Non c’è in città la disponibilità ad investire»

tempostrettoFONTE: TempoStretto

Il progetto c’era, era serio. Perché parliamo al passato? Perché Immacolato Bonina, ex presidente dell’Igea Virtus, è sempre più convinto che oltre i progetti sulla carta, per fare calcio a Messina, non si può andare. Nessun imprenditore locale, infatti, si è fatto finora vivo per dare sostegno alla volontà di Bonina di acquisire l’Acr Messina: è quanto emerso dall’incontro a sorpresa tenutosi stamattina a Palazzo Zanca tra l’imprenditore barcellonese e il suo concittadino, sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca.

L’esito è sconfortante per quanti vedevano in Bonina il personaggio giusto per ripartire, alla luce della sua esperienza e della sua competenza nel mondo del pallone, caratteristica che non appartiene, evidentemente, ad altri soggetti. «Il mio accostamento all’Acr Messina – precisa Bonina – parte da un incontro che ho avuto con l’avvocato D’Angelo (legale di Di Lullo e soci, ndr) la settimana scorsa. Io ho dato la mia disponibilità, ma è chiaro che per fare calcio a Messina, oltre allo stadio importante e alla tifoseria calda, ci vuole una struttura societaria solida. In parole povere ci vogliono sei-sette imprenditori disposti ad investire in un programma pluriennale. Non ci si può certo avventurare e vivere alla giornata».

Il concetto di Bonina è chiaro: ci sarebbero i mezzi economici per impostare una stagione ad alti livelli, sia in serie D che in Lega Pro. Ma poi? In una città come Messina non si può certo volare un anno e precipitare quello dopo, come avverrebbe nel caso in cui Bonina si ritrovasse da solo. E l’imprenditore barcellonese, che il calcio lo conosce, questo lo sa, non ci sta e chiede un progetto a lungo termine. Ma nessuno, come già accaduto in passato, si fa vivo. Non si può dimenticare che Messina è la città nella quale nessuno è riuscito a scucire pochi soldi per il lodo Petrucci, mentre solo un imprenditore campano ha investito duecentomila euro per evitare la cancellazione della società. Alla fine della giostra l’ultimo gruppo locale che ha fatto calcio rimane quello dei Franza, il cui fallimento societario, è bene ricordarlo, non è ancora stato sancito dal Tribunale.

E’ sconfortante constatare che anche il sindaco è costretto ad allargare le braccia: «So che il progetto di Bonina è serio, e quindi mi sono mosso negli ultimi giorni per fare qualche telefonata. Sono arrivate diverse disponibilità “una-tantum”, con piccole quote o sponsorizzazioni, non certo quello che Bonina cercava. Per questo – conclude il sindaco – ritengo che la sua disponibilità verrà a questo punto a mancare». La sconfitta, ovvio, è anche politica. Così Bruno Cilento, capogruppo dell’Udc con D’Alia: «E’ impensabile che il sindaco della tredicesima città d’Italia non riesca a mettere in piedi una cordata di imprenditori in grado di prendere una squadra dilettantistica. La verità è che non riusciamo a coinvolgere l’imprenditoria messinese».

Bonina ha confermato che mercoledì si vedrà comunque con D’Angelo, ma “per una questione di cortesia“. «Ci prenderemo un caffè, non credo andremo oltre». Oltre, a Messina, non si riesce ad andare. La trattativa sembra, dunque, saltata. Almeno per il momento.

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