Moda o esigenza di portafoglio?

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Barcellona invasa dalla febbre del libro usato. In città si contano quasi venti mercatini del libro

Son finiti i tempi del baratto del libro scolastico o, addirittura, quelli della gentile concessione. Era il caso dei maturandi che, pronti ad intraprendere la via lavorativa o dell’università, cortesemente donavano i propri testi scolastici alle matricole o agli alunni delle classi inferiori. Ora verrebbe da dire che non si fa niente per niente, che in tempo di crisi (parola entrata di forza nelle nostre case) bisogna fare business e non guardare in faccia a nessuno.
La metamorfosi del libro, oltre a subire giorno dopo giorno il drastico calo di lettori, è investita da diversi fattori e punge, per dirla breve, più le nostre tasche che il nostro “sapere”.
Il boom e la successiva esplosione di numerosi mercatini del libro usato, anticamera della riapertura delle scuole, è ormai consuetudine da un paio di anni a questa parte e sta diventando più che una esigenza, una tappa forzata per alunni e famiglie, sfiancati dal caro prezzi sui libri e dalle crescenti spese quotidiane.
La causa del proliferare di questi “siti d’attrazione” è da ricondurre senza dubbio al prezzo sempre crescente dei testi scolastici, infatti per l’acquisto dei quali si possono spendere fino a 300 euro in più nel triennio delle medie, e fino a 600 euro in più per il quinquennio delle scuole superiori (monitoraggio  reso noto dal Dipartimento Junior del Movimento difesa del cittadino). E c’è di più, perché i limiti vengono aggirati attraverso i cosiddetti testi consigliati e c’è chi pensa che fare un favore alle case editrici sia un obbligo inevitabile.
La “moda” del fai da te con i classici mercatini dell’usato è un dato di fatto e la nostra città, d’altronde, non si è lasciata scappare questa tentazione, anche grazie alle norme ministeriali del governo che hanno introdotto il divieto per i professori di cambiare i libri di testo prima di 5 anni, proposta avanzata e poi accettata dall’ex ministro dell’Istruzione Pubblica, Giuseppe Fioroni.
Il caso di Barcellona Pozzo di Gotto è comune a tutte le altre realtà italiane, infatti quest’anno più dell’anno passato sono fioriti rapidamente i mercatini del libro usato e a tutt’oggi se ne contano quasi venti tra città e periferia. E facile fare una panoramica generale sull’andazzo e lo sviluppo di questi mercatini, tra l’altro gestiti per la maggiore da neo-maggiorenni, ed è fuor di dubbio che l’occhio attento di questi giovani è più che un guadagno, è un’etichetta, è una moda, è uno spazio, un punto d’incontro dove gestire il proprio tempo.
Non è preistoria ricordarsi quando nella nostra città i mercatini si contavano sulla punta delle dita ed erano espressione di gruppi politici (qualcuno ancora sopravvive) ben precisi e definiti, sempre accompagnati da braccia giovani, ma pur sempre guidati da una specifica idealizzazione dell’evento.
La stessa utenza che usufruisce di tali servizi è sicura su determinati concetti, ad esempio un genitore di una ragazza che nel nuovo anno scolastico affronterà il primo anno di Liceo Classico: “Venire a comperare i libri al mercatino è un modo per fronteggiare la crisi economica e per rispondere alle speculazioni delle case editrici – spiega il genitore – Io ho un altro figlio che adesso frequenta l’Università e mi ricordo che anche per lui compravamo i testi al mercatino, con più fatica di reperibilità però“.
Uno studente che in questi periodi si trasforma in commerciante spiega: “Ci siamo messi d’impegno e prima ci siamo mobilitati per trovare i libri presenti nelle liste lunghe e costose delle scuole e poi – spiega velocemente – abbiamo creato delle vere e proprie librerie, etichettando i libri per genere e prezzo. Oltre ad essere un passatempo è un momento di unione ed aggregazione e alla fine con i soldi guadagnati ce ne andremo a mangiare insieme”.
Emblematica la considerazione di un genitore, fedele alla politica del “fai da te”: “In effetti capita di girare in qualsiasi zona della città e dintorni vicini e ci si rende conto di come questi mercatini siano tantissimi. Io personalmente per i miei due figli, pur avendo girato circa dieci mercatini, ho trovato poco e niente, forse perché ci siamo mossi in ritardo, ma spero di trovare qualcosa in questi ultimi giorni”.
La verità è palese comunque a tutti, questi ragazzi lavorando a gruppetti danno sistematicamente prova di come ci si riesca ad adattarsi alle piccole esigenze di portafoglio, sia per i genitori che per loro stessi. Una prova, sotto il profilo sociologico, che nasce anche dalla voglia di emanciparsi in piccolo tra le varie etnie generazionali, creando una sana competizione dove l’unico a perderci è il “caro libri”, incubo di fine estate per le famiglie italiane.

Autore: Mario Garofaloagorà
Fonte:
  Settimanale AGORà

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