A chi conviene affamare e assetare Gaza?

Due giornalisti israeliani, Yotam Feldman e Uri Blau, hanno passato un po’ di tempo lungo il confine nella Striscia di Gaza, ancora ben controllato dall’esercito israeliano e da quello egiziano (a sud), che controllano rigidamente l’ingresso dei beni e l’uscita delle persone. Il risultato delle due inchieste pubblicate su Ha’aretz è sconsolante per non dire grave. “Fare fortuna a Gaza” spiega come “ogni settimana, dieci ufficiali delle forze armate israeliane decidono quali cibi appariranno sulle tavole di un milione e mezzo di palestinesi che vivono nella Striscia”. Cosa può entrare e cosa no è infatti lasciato all’arbitrarietà dei controllori, ma anche alla convenienza di chi sulla Striscia ridotta alla fame ci ha fatto alcuni buoni affari. “Una terra secca e assetata” è invece una ricostruzione documentata dell’eterna disputa sulle riserve d’acqua della regione. Una questione che è al cuore di tutti gli accordi di pace, ma che resta un nodo gordiano, fonte di ingiustizie e di rovina economica (delle famiglie palestinesi). Le inchieste sono di giugno, ma la situazione non sembra molto cambiata. Il rapporto Goldstone approvato oggi dall’Onu ha indicato come colpevoli dei crimini contro i civili commessi durante l’operazione Piombo fuso sia il governo israeliano sia Hamas. Ma passata la tempesta, la vita impossibile dei palestinesi a Gaza è tornata nel dimenticatoio internazionale.

FONTE: Internazionale.it

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