Facebook, interviene Maroni. “Stop alla pagina anti-Berlusconi”

FONTE: repubblica.it

Il Pd: “Chiudere anche le pagine contro Franceschini”
Tra i politici “sotto tiro”, Di Pietro, Fini e D’Alema

maroni_interniROMA – Chiudere la pagina Facebook “Uccidiamo Berlusconi”. Cancellarla dai server perché rappresenta un “problema di cultura”. Così il ministro degli Interni Roberto Maroni ha annunciato la volontà di chiudere il gruppo “Uccidiamo Berlusconi”. Il gruppo tocca le 17mila unità e sul web si da la caccia ai “digital killer”. Prosegue l’indagine della procura di Roma. La replica del Pd: “Esistono 180 gruppi contro Franceschini, chiudiamo anche quelli”. C’è da tempo un gruppo “A morte Marco Travaglio” e così via. E sul suo blog, Alessandro Gilioli fa la lista dei siti stranieri simili a “Uccidiamo Berlusconi”. E titola: “Maroni, cliccare prima di parlare”.
L’intervento di Maroni – Per il ministro “non esiste un paese al mondo dove qualcuno può scrivere su un sito uccidiamo il premier”. Ma questo, come dimostra Gilioli, non è vero. Maroni parla di “apologia di reato” e di un “problema di cultura”. Una strada pericolosa, soprattutto “se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose”. Il rischio previsto da Maroni è “che poi a qualcuno venga in mente di metterle in atto”. E ancora: “Non riesco a capacitarmi che ci sia qualcuno che possa esprimere l’intenzione di uccidere un’altra persona”. Poi l’auspicio: “Sarebbe utile che si smettesse questo atteggiamento di demonizzazione dell’avversario politico. Sono molto preoccupato perché ciò rischia di sfuggire al controllo”.
Il gruppo cresce, 6mila unità in un giorno – Intanto il gruppo su Facebook cresce. L’attenzione mediatica ha fatto salire gli iscritti di 5mila unità in un solo giorno. Ora sono in 17mila. Le risposte all’annuncio di Maroni arrivano in tempo reale. “Ragazzi, se provano a chiudere questo gruppo, propongo che tutti ne aprano uno identico”. Quella che si respira sulla pagina del gruppo è aria di censura. Si va da forme di resistenza digitale, “più cercate di tapparci la bocca più proporremo azioni simili”, a critiche all’intera classe politica: “Invece di pensare a chiudere una pagina su Facebook, cercate di risolvere i problemi del Paese”. Non mancano gli allarmismi, “Hanno tolto la pagina dal motore di ricerca”. Intanto gli amministratori del gruppo fanno sapere di essere al lavoro “per rimuovere i messaggi violenti”. L’intera classe politica sotto tiro dei killer digitali – Ma la discussione su “Uccidiamo Berlusconi”, non si svolge solo sulla pagina del gruppo. L’intero social network è invaso da commenti sull’esistenza di questo e altri gruppi simili. E sul web cresce la caccia alle pagine contro i personaggi politici. Si va dai 180 gruppi contro il segretario del Pd, Dario Franceschini. Ma è tutto il Pd ad essere messo sotto tiro. 19mila iscritti a “Scommetto che riesco a trovare 50mila persone che odiano Veltroni e il Pd”, 1950 iscritti a “Sopprimiamo Franceschini” e 650 per “Franceschini sparati”. E poi “D’Alema ti odio” e “Uccidiamo Bassolino”. Ma non solo. A finire nel mirino dei killer digitali Giampiero Mughini, Federico Moccia e una lunga fila di calciatori. La rabbia si scatena anche contro i giornalisti di Anno Zero. Con 86 membri “A morte Marco Travaglio”, e poi “Santoro e Vauro a morte”. E se si abbandonano le minacce di morte e se ne scelgono di più lievi la lista si allunga all’infinito. C’è un “Liberateci da Antonio Di Pietro” e “Io odio Gianfranco Fini”. E sono molto numerosi anche i siti stranieri: Sarkozy, Gordon Brown e Obama i più bersagliati.
L’indagine – Prosegue l’iter dell’indagine aperta ieri dalla Procura di Roma. Tramite la polizia postale, è stato richiesto ai gestori di Facebook a Palo Alto, in California, di rimuovere “Uccidiamo Berlusconi”. Si indaga anche tra gli utenti del gruppo. “Stiamo seguendo tutti i sottili e complicati sentieri informatici per identificare chi ha messo i messaggi”. L’intenzione è rimuoverli. Una procedura lunga “proprio perché bisogna ricorrere alle autorità giudiziare americane”.

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