Un Diavolo di coach: Vincenzo Esposito

A chi pensava, facile arrivarci, più alle curiosità che alla sostanza in poche parole è rimasto un po’ spiazzato. Oggi la Bitumcalor Trento sta recitando la parte di una squadra ben organizzata, con prove degne di citazione ed occupa con merito la parte alta della classifica, pur dovendo far fronte ad inizio stagione a diverse defezioni. Il titolo in estate, dopo vari tentativi mancati sul campo, è stato rilevato da Lumezzane e il timone del comando è stato affidato a chi di pallacanestro ne ha fatto ragion di vita, ovvero Enzino Esposito, anzi coach Vincenzo Esposito. Ovviamente vedere uno dei giocatori più rappresentativi della storia della pallacanestro italiana dall’altra parte del palco fa un po’ impressione, ma a quanto pare l’attrazione sta diventando certezza. Il tutto anche alla luce del fatto che, a prescindere dalle presenze arcinote nell’NBA(primo italiano nella storia) e nei parquet più rinomati d’Italia e d’Europa, El Diablo fino alla passata stagione risultava essere il miglior marcatore del girone A con la sua ultima maglia, l’emiliana PentaGruppo Ozzano. Dicevamo Trento, non Esposito. Ci scusi il casertano, ma Trento sta ben figurando con la sua carica di passione, figlia della neonata esperienza. Da Ozzano, oltre ad Esposito, sono arrivati altri tre giocatori, coadiuvati dall’ex Imola Ferri, da Gentile, “vecchia” conoscenza del girone B e da tanti altri bravi giovani. E così, dopo aver ben figurato con la Fortitudo Bologna, è arrivata la bella e sofferta vittoria nel recupero contro Omegna. Adesso Trento è a 12 punti, ben otto dalla “fuori legge” Bologna, ma solo a quattro da Forlì, attualmente al secondo posto. In termini di cifre Trento è una squadra d’attacco e non poteva essere altrimenti quando in panchina e alla guida vi è il quarto marcatore di sempre della storia cestistica del nostro paese. Curiosità, ma adesso è un’altra storia e come dicevamo si è dall’altra parte del palco. Proviamo a parlarne col diretto interessato, prima di farci espletare il tutto sulla sua nuova esperienza in Trentino.

Coach, come nasce questa volontà di appendere le scarpe al chiodo ed intraprendere questa nuova carriera?
“E’ vero che mi alleno ancora, ma la mia volontà era già ben definita nella mia testa. Il basket rappresenta moltissimo per me e quando ho avuto la possibilità di constatare con mano che qui a Trento c’erano tutti i presupposti per farlo non ci ho pensato tantissimo, anche perché c’è una base societaria molto solida e con buone prospettive. Utilizzare in pratica le mie idee di basket mi affascina e accompagnarmi ad una società come Trento mi incentiva a farlo molto bene. Durante gli allenamenti mi rendo conto che i ragazzi seguono con molta attenzione e questo è un ottimo passo per l’evoluzione di tutti, me compreso, anche se sono dell’opinione che nel basket non c’è molto da inventare. Basta solo che i ragazzi seguano e si è già a metà dell’opera. Il basket giocato non è che mi manchi, anzi dopo 25 anni sarebbe pure il caso che si finisca, ma sai..quando ti ritrovi quella palla tra le mani non è facile non palleggiare e non tirare al cesto”.
Andiamo sulla stagione. Prima dell’ultima gara vinta contro Omegna, c’è stata una parentesi Fortitudo, retaggio del passato. Tra l’altro avete anche giocato la miglior partita della stagione. Un caso?
“Abbiamo espresso una grande pallacanestro, anche se i residui di quella partita li stavamo pagando contro Omegna. Stiamo andando nettamente al di sopra delle aspettative nonostante gli infortuni. Non mi posso lamentare dei miei ragazzi, considerando anche il fatto che ultimamente abbiamo giocato cinque partite nel giro di dieci giorni circa. Per quel che mi riguarda, ricevere una accoglienza di quel tipo al Pala Dozza mi ha emozionato e non è cosa da poco. Per il resto la Fortitudo, assieme a Barcellona nel girone B, credo siano le due squadre più quotate al salto di categoria”.
La serie A dilettanti si sta evolvendo e come l’intero panorama nazionale si trova in una fase di transizione. Un giudizio.
“Forse i regolamenti limitano e non poco le reali intenzioni dei team. Bisognerebbe porre meno vincoli e dare spazio ad orizzonti un po’ più liberi in termini di utilizzo di giovani o di mercato. Dovrebbero essere dati più incentivi e non mi riferisco solo al caso dei giovani. Questo in parte può determinare degli squilibri. Bisogna dare più valore a questo bellissimo campionato, anche perché al momento rappresenta forse la vera e propria essenza del basket italiano”.
Appunto, si è parlato tanto e forse per molti versi a sproposito di basket italiano in crisi. Qual è il tuo giudizio attuale?
“Secondo me i giocatori buoni dal punto di vista del potenziale tecnico e fisico ci sono. Ma quando in serie A1 ti trovi squadre con otto stranieri è facile trovare poco spazio. Inoltre girano tantissimi soldi e il mercato è gestito in toto dai procuratori. Questo limita tantissimo l’evoluzione del sistema. Se si da meno potere a chi tiene i fili e si sistemano i regolamenti, col tempo ed il sacrificio il nostro basket può tirare fuori qualche buon prodotto, ma al momento siamo un po’ inguaiati”.

Mario Garofalo
www.serieadilettanti.it

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