Editoria, anche la Fieg protesta per i tagli: ”Serve una riforma vera”, Tremonti e Fini si impegnano per le ”testate storiche”

 
Crisi dell’editoria: anche la Fieg (la Federazione degli editori di giornali) dice la sua, dopo i tagli introdotti in Finanziaria. E lo fa con la voce di Carlo Malinconico, presidente della Fieg.
“Da tempo ormai – dice Malinconico ai microfoni di CnrMedia – abbiamo chiesto che ci sia un intervento organico, che affronti i temi dello sviluppo verso il multimediale, che dia uno slancio e anche un progetto all’editoria. Invece in questo modo purtroppo si interviene sempre in modo episodico”.
“Quello che penalizza – continua Malinconico – è la mancanza di un progetto. Tra la finanziaria del 2008 e quella del 2009 siamo scesi di 150 milioni circa.
I giornali lo hanno sentito, ci sono in corso ristrutturazioni pesanti. Non si può dire che non abbiamo sopportato. Quello che manca è che – a fronte dei tagli – non ci sia una politica che dica in quale direzione muoversi”.
Effettivamente le cose stanno proprio così, con i giornali che – di anno in anno – sono costretti a presnetarsi col cappello in mano di fronte al governo di turno, senza che la più volte annunciata riforma dell’editoria esca dai cassetti di chi si è impegnato a portarla in Parlamento.
Inoltre c’è un sottosegretario, Paolo Bonaiuti, che ha la delega per il settore, ma chi decide – a quanto pare – è il ministro Tremonti, che decide quando e a chi aprire la borsa.
In alcune cose Tremonti ha ragione, come quella necessità di “fare pulizia” negli elenchi di cui ha parlato ieri. Ma certo non si può discutere prima tagliando i fondi e i diritti soggettivi e poi “concedendo” qualcosa. Specie se c’è un sottosegretario, vicinissimo a Berlusconi, che si è impegnato a fare un regolamento, che non viene varato mai.
 
 

Ma ieri qualcosa si è mosso grazie a Tremonti e Fini

 
Ma, in attesa del meglio, almeno il peggio è stato evitato, ieri, grazie all’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha ricevuto in mattinata la visita dei direttori dei principali quotidiani politici, la cui vita è minacciata – come quella di tutti gli altri giornali in cooperativa e di idee – dai tagli inflitti all’editoria nella Finanziaria e dalla soppressione del diritto soggettivo (che è quello che consente ai giornali di preparare i loro bilanci).
Il presidente della Camera ha chiamato, davanti ai suoi ospiti, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che si è impegnato a ripristinare, nel decreto sviluppo che verrà esaminato a gennaio, i finanziamenti e il diritto soggettivo per le “testate storiche”.
Tremonti ha anche annunciato “un’enorme pulizia” nell’elenco degli avanti diritto.
Ma di questo i “veri” giornali, che hanno una “vera” redazione e che vanno davvero in edicola non hanno nulla da temere.
La novità è mersa nel corso della conferenza stampa, indetta dalla Fnsi a Montecitorio. 
 

Ultimo tentativo alla Camera

L’opposizione intende tentare ancora l’ultima mossa prima che la Finanziaria venga blindata con il voto di fiducia. La norma che elimina il diritto soggettivo delle testate cui spettano i contributi, infatti, è inserita nel maxiemendamento che i deputati si apprestano a votare nei prossimi giorni. Pierpaolo Beretta, deputato del Pd in commissione Bilancio, ha promesso:  “All’apertura dei lavori di questo pomeriggio faremo ancora un tentativo per modificare il testo uscito dalla commissione bilancio prima che i deputati lo votino. Se  la maggioranza vuole può riscrivere la parte del maxiemendamento che riguarda l’editoria prima del voto su cui è stata posta la fiducia”.

 
 

Le riserve dell’Italia dei Valori 

 
Negativa, ma più sfumata del solito, la posizione sul finanziamento pubblico dell’Italia dei Valori.
“Siamo sempre stati contrari al finanziamento all’editoria di partito – sottolinea Antonio Borghesi, vicepresidente dell’Idv alla Camera –  così come previsto dalla normativa vigente, ma riteniamo anche che almeno, finchè la legge c’è, sia un diritto che vada garantito.
Quello che si potrebbe fare, da subito, è rivedere quella parte della normativa che destina le risorse in maniera assolutamente irrazionale, distribuendo i soldi pubblici a pioggia senza un minimo di discernimento.
L’Unità, ad esempio, che è a tutti gli effetti un giornale vero – rileva Borghesi – viene messo sullo stesso piano di un giornale ‘finto’ come il Campanile, o come tante altre testate fittizie messe su alla bisogna. Quello che noi chiediamo è rivedere la legge subito e che si destinino i contributi in base alle copie oggettivamente vendute in edicola”.
 
 

Per Gasparri è tutto risolto, ma… 

Trasuda un ottimismo allo stato dei fatti spropositato, invece, Maurizio Gasparri, presidente del senatori del Pdl.

“La questione dei finanziamenti per l’editoria – sostiene Gasparri – è da considerarsi un tema ormai risolto. Il governo ha dato tutte le garanzie per razionalizzare le risorse a disposizione in maniera che i giornali non soffrano alcuna perdita.
Gli impegni che già al Senato erano stati presi in sostegno dell’editoria saranno rispettati nelle misure individuate dal governo», spiega in una nota del senatore, che forse non è stato informato di quello che è successo – appena 48 ore fa – alla Camera.

  

“Pericoloso che il governo decida a chi dare i contributi”

Ma torniamo alla conferenza stampa della Federazione nazionale della stampa, che ha espresso ben altre preoccupazioni (e con maggiore conoscenza dei problemi effettivamente sul tappeto).
La paura più volte emersa nel corso dell’incontro è che, una volta cancellato il diritto dalle norme, in assenza di regole chiare, diventi troppo pericoloso lasciar decidere al governo in generale, e a Tremonti in particolare, a chi spetta e a chi non spetta il contributo per l’editoria. “La cosa migliore sarebbe che il governo facesse un passo indietro e ripristinasse almeno per il 2010 il diritto soggettivo in modo che le testate possano chiudere i bilanci di quest’anno in modo certo”, commenta Riki Levi, deputato del Pd in commissione Cultura. “Poi nel corso del 2010 ci sarebbe il tempo di modificare i criteri di assegnazione in modo condiviso e con il controllo del Parlamento. L’ipotesi che sia il governo a decidere a chi spettano i contributi, infatti, non mi convince”.

 

Fnsi “Da anni chiediamo pulizia”

Il sindacato dei giornalisti italiani, che ha organizzato la conferenza stampa a Montecitorio, assicura che non abbasserà la guardia ed è pronto a mobilitarsi ancora nei prossimi giorni. “La parola ‘rigore’ non la regaliamo a nessuno, da anni denunciamo che le regole vigenti mettono insieme giornali di partito veri e giornali di partito inventati, testate vere e testate finte», ha dichiarato Roberto Natale, presidente dell’Fnsi. In cantiere la Federazione nazionale della stampa ha messo anche un incontro per il 12 gennaio, per discutere con tutti i soggetti politici, sociali e culturali favorevoli a questa battaglia.
“Noi siamo pronti a partecipare a una riforma radicale dei criteri con cui vengono erogati i contributi, ma non dopo che decine di testate vere sono morte”, conclude Natale.

Appuntamento alle 13 nella sala del Mappamondo 

 
L’appuntamento era alle 13, nella sala del Mappamondo della Camera dei deputati. La conferenza stampa è stata indetta dalla Federazione nazionale della stampa italiana e dai Comitati di redazione delle testate coinvolte dalla decisione della commissione Bilancio, che ha tagliato i fondi all’editoria e eliminato il diritto soggettivo, che garantisce il futuro di centinaia di testate.
“La Fnsi e il coordinamento dei Comitati di redazione delle testate coinvolte fanno appello al Parlamento perché intervenga per bloccare questa operazione che mette a rishcio il pluralismo dell’informazione nei nostro paese”.

Il comunicato della Fnsi: colpo di mano

 
“Con un colpo di mano – scrive ancora la Fnsi in una nota diffusa ieri – il Governo e la maggioranza hanno improvvisamente cancellato il ‘diritto soggettivo’ dei giornali di idee, di cooperative e di partito a percepire dal 2010 i contributi ‘ diretti’ previsti dallo Stato, contraddicendo impegni assunti dal Parlamento e dallo stesso Governo.
La commissione Bilancio della Camera, infatti, ha approvato il maxi emendamento del Governo, impedendo nei fatti ogni possibilità di miglioramento del testo, che ora ‘blindato’ andrà al voto dell’aula.
Si tratta di una scelta molto grave – sottolinea il documento – che mette a repentaglio la possibilità stessa per un centinaio di testate dei più diversi orientamenti politici e culturali di continuare a offire informazione e dibattito di idee.
Si rendo incerte risorse necessarie per la loro esistenza senza tra l’altro alcuna ‘bonifica’ del settore a favore delle testate che sono realmente in edicola.
Così – conclude il documento – molti posti di lavoro sarnno a rishcio e le aziende avranno la reale difficoltà ad approvare i bilanci per il prossimo anno”.
 
 

Bonaiuti promette modifiche ai tagli

Intanto dal sottosegretario Paolo Bonaiuti arriva la promessa di una parziale marciaindietro. Con il cosiddetto decreto milleproroghe, che di solito si approva tra gennaio e febbraio, il governo potrebbe destinare all’editoria dei fondi certi a copertura dei generici contributi previsti con la Finanziaria 2010 ancora in discussione alla camera, ma già blindatissima.

Finanziaria nel pomeriggio alla Camera

La Finanziaria, blindata in commissione Bilancio alla Camera e approvata mentre i rappresentanti dell’opposizione abbandonano la sede della discussione, inizia nel pomeriggio il suo cammino a Montecitorio, verso la probabilissima mannaia dell’ennesimo voto di fiducia.
Il maxi-emendamento che contiene in sostanza tutte le norme della Finanziaria 2010, e quindi anche i tagli all’editoria, è stata votata in commissione, a detta dell’opposizione, con un’assenza di discussione che richiama il sistema del voto di fiducia. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, però, interviene per affermare che il voto è stato regolare: “Al di là delle scelte politiche che non sta al presidente della Camera commentare, il rispetto del regolamento è stato totale, e su questo l’opposizione ha convenuto”.
 

Una maratona durata l’intera notte

Dopo l”esetenuante maratona durata fino alle nove di questa mattina, il risultato è che l’opposizione è pronta ad abbandonare i lavori. Dopo aver incontrato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per lamentare la totale chiusura da parte del governo, nel recepire qualunque modifica al testo, Pd, Idv e Udc sono pronte a comunicare ufficialmente attraverso una conferenza stampa che non ci sono più le condizioni politiche di praticabilità in commissione. “È la prima volta – dice ancora Michele Ventura (Pd) – che in commissione non è stato votato un solo emendamento, a parte quello del relatore. Lo stravolgimento è tale che non può essere sottaciuto”.

 

Arriva un colpo di mano contro l’editoria

Ma i giornali autonomi e liberi danno davvero fastidio a questo governo. Tra le retromarce di Palazzo Chigi riappare il tetto ai finanziamenti sull’editoria, già messo in campo nell’estate del 2008 e stoppato con un emendamento approvato in un successivo provvedimento (che ne rinviava l’entrata in vigore nei fatti al 2011).

Ora torna, improvvisamente, la norma che dispone un limite allo stanziamento dei contributi e delle provvidenze e cancella il diritto soggettivo a ottenerli. In questo  modo si riducono drasticamente i finanziamenti a tutti i giornali, senza selezionare chi davvero se li merita e chi no.
 
 

Governo senza coraggio

“Questo è il frutto di una valutazione politica sbagliata. Il governo ha dimostrato di non avere coraggio e di non essere in grado di fare pulizia”. A parlare è Lelio Grassucci di Mediacoop, l’associazione nazionale delle cooperative giornalistiche, editoriali e della comunicazione. “Invece di riordinare i criteri con cui vengono elargiti i contributi e poi fare tagli mirati”, continua Grassucci, “si toglie un po’ a tutti mettendo in difficoltà i giornali veri”.
 

Decine di giornali chiuderanno 

Il risultato di questa scelta sarà che mentre le testate fasulle a cui vengono levati i soldi, riusciranno a campare lo stesso  perché hanno pochissime spese, proprio in virtù del fatto che non vanno veramente in edicola, i giornali veri rischiano il fallimento.
I problemi pratici, infatti, per chi come noi ha sempre ricevuto una quota definita di denaro dallo Stato, dal momento che è una vera cooperativa editoriale, saranno molteplici. Per prima cosa, non sapendo a quanto davvero ammonta l’entità del finanziamento dal 2010, sarà impossibile mettere in bilancio la quota relativa al contributo, con conseguenze economiche disastrose.
Inoltre, l’incertezza sulla somma che potrebbe entrare in cassarenderà ancora più difficilela richiesta di un prestito alle banche per la liquidità.
“Un centinaio di testate rischia la chiusura”, ha commentato la notizia il Pd Vincenzo Vita.

Il presidente degli editori, Malinconico: “Si va avanti solo con meno fondi e provvedimenti episodici”. La conferenza stampa di ieri della Fnsi.

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