Faina e Verona: “Play off. E poi si vedrà”

Con l’obiettivo dei playoff nei primissimi pensieri e con l’intero staff tecnico e dirigenziale volto al raggiungimento di questo traguardo è possibile sognare. La città di Verona riparte cosi con questo obiettivo. Il Basket Scaligero è tornato (nome della nuova società nata dopo il fallimento della Scaligera Basket e l’interregno con San Zeno) e la società del presidente Vicenzi lo fa con tre punti fermi: Fadini nel ruolo di dirigente responsabile e Pippo Faina come coach (un ritorno storico), coadiuvato da Sandro De Pol, passato da giocatore a vice allenatore.
La stagione del basket veronese marchiato Tezenis ha subito alcuni momenti di frizione quest’anno, alternati da momenti esaltanti, come la recente vittoria casalinga (davanti a tremila spettatori) contro la corazzata  bolognese della Fortitudo, che le hanno determinato una classifica singhiozzante ma che a tutt’oggi significherebbe playoff.
Pippo Faina crede molto nella sua squadra e nella Verona a cui è molto legato. A pochi giorni dall’impresa del  PalaOlimpia appare disteso e cordiale, ma sarebbe il caso di ritornare sulla vittoria degli scaligeri.

di Mario Garofalo

Qual è stato il valore aggiunto per Verona contro la Fortitudo?
“Una partita vinta grazie ad un insieme di motivazioni particolari. Giocavamo contro una squadra di blasone, composta da giocatori di categoria superiore in una partita connotata da una forte risonanza mediatica. La mia squadra ha giocato una partita eccellente e sicuramente il tutto ci ha permesso di approcciarci al match in maniera elastica e determinante”.
Verrebbe da dire che Verona ha bisogno che queste partite si giochino più spesso…
“Sicuramente si. Inoltre Verona ha risposto alla grande, abbiamo usufruito anche dell’apporto di più di tremila persone e di fronte a questo la squadra si è sentita più eccitata e portata a fare ancora meglio del solito”.
Il resoconto di questo primo scorcio di stagione vi pone in una situazione intermedia in classifica. Come mai?
“Noi siamo partiti bene, forse anche meglio dei nostri effettivi valori. Abbiamo subito il rinvio della partita contro Riva del Garda in un momento in cui venivamo da cinque successi consecutivi e questo ha generato uno stop ed una sorta di noia, considerato lo stop di quindici giorni senza partite. Questo ha comportato un calo di ritmo che ci ha condotti in una spirale perversa che ci ha portati a perdere tante partite”.
Verona e Faina è un connubio già scritto e raccontato. Ci spieghi meglio.
“Con la città ho un rapporto speciale. La mia esperienza con Verona mi ha fatto capire il modo in cui si vive lo sport in questo ambiente. Riusciamo a lavorare molto tranquilli, anche se la pallacanestro ha una componente molto estetica. Poi conoscevo Franco Marcelletti, che è stato il primo a portarmi qui ed anche Andrea Fadini. La facilità di stare con persone competenti come queste ed anche il patron Vicenzi ha reso ulteriormente agevole il mio rapporto di lavoro con la squadra e la città”.
Nuova esperienza e dunque nomi “nuovi” dall’altra parte del palco. Come prosegue la collaborazione con il suo vice, un certo Sandro De Pol.
“Lo conoscevo già da prima e quando mi hanno proposto il suo aiuto come vice non ho esitato un momento. Inoltre siamo grandi amici e lo reputo, oltre come un valido assistente, anche come un amico. Certamente dal punto di vista professionale De Pol sta traslando con notevole qualità la sua grande esperienza di giocatore in apporto tecnico alla squadra. E’ una persona intelligente e sicuramente percorrerà molto bene anche questa strada ”.
Dove può arrivare Verona?
“Per budget e struttura tecnica questa non è una squadra da primissimi posti. Abbiamo una squadra valida che punterà a far bene e puntiamo ad arrivare ai playoff. Poi si vedrà”.
Giovani ed A dilettanti. Imposizione o prospettiva?
“In giro ci sono giovani interessanti e in molti casi meritano di stare in squadre che contano, mentre in altri casi fanno da riempitivo ai roster”.
Si parla sempre più spesso di un basket italiano in crisi di identità. Dal suo punto di vista, qual è la medicina?
“C’è una forte crisi a livello di investimento nel settore giovanile. Bisognerebbe puntare con più forza a quest’aspetto, poiché adesso mi rendo conto che la spesa sui settori giovanili è diventato un costo e non più un investimento. Questo dalla sentenza Bosman in poi. Vanno cresciuti i talenti, non è possibile comprare dei ragazzi e metterli subito sul parquet perché sono bravi. Andrebbe tutelato l’aspetto casalingo, dunque bisogna andare in ricerca di talenti. Oggi è diventato un costo e questo comporta un rallentamento nella crescita di una squadra. Squadre di livello puntano molto su questo aspetto, mentre altre fanno fatica a mantenere vivo questo concetto, solo ed esclusivamente per un fattore economico. Risolto questo problema sarà possibile rivitalizzare l’intero apparato cestistico italiano e il nostro basket potrà dire di più nel circuito internazionale”.

 

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