LA DIVERSITA’ CHE ARRICCHISCE

 

Nelle librerie italiane è da poco uscito il libro Nuovo immaginario italiano. Italiani e stranieri a confronto nella letteratura italiana contemporanea (Sinnos 2009). Le autrici sono Maria Cristina Mauceri, che lavora all’università di Sydney, e Maria Grazia Negro, ricercatrice presso l’università di Istanbul.

Il libro fa il punto su vent’anni di letteratura della migrazione in Italia e analizza alcuni testi di scrittori migranti mettendoli a confronto con quelli di autori italiani che hanno affrontato argomenti simili.

“L’impressione”, racconta Maria Grazia Negro, “è che la letteratura italiana, tranne alcune eccezioni, sia ingabbiata nel presente. Fatica a proiettarsi in avanti e a immaginare un’interazione positiva e profonda tra italiani e stranieri. La letteratura migrante, invece, è più ricca di contenuti e più varia nel delineare queste possibilità d’incontro, probabilmente perché non ha dimenticato le difficoltà e le sofferenze dell’emigrazione. La società italiana, invece, ha completamente rimosso questi ricordi, proprio come ha dimenticato il suo passato coloniale”.

Maria Cristina Mauceri è d’accordo: “Gli scrittori italiani spesso non riescono a superare gli stereotipi diffusi dai mezzi d’informazione. Non è un caso se nel nostro libro il capitolo sui clandestini è il più corposo, con due figure che dominano in modo ossessivo l’immaginario italiano: il deviante e la prostituta. Invece i clandestini descritti dagli scrittori migranti sono interessati alla società italiana e hanno voglia di integrarsi, nonostante le difficoltà dell’esperienza migratoria”.

Bisogna precisare, però, che nel 1992 Giulio Angioni ha pubblicato Una ignota compagnia (Il Maestrale), la storia di un vero incontro di scambio e di condivisione. Pochi altri libri italiani sfuggono agli stereotipi legati all’immigrazione.

Un fatto sorprendente se si considera il successo di critica e di pubblico di alcuni romanzi scritti da migranti come La straniera (Bompiani 1999) di Younis Tawfik e Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (E/O 2006) di Amara Lakhous. Tahar Lamri

 

 

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