Riforma dei campionati: riflessioni da Foligno

All’interno della rassegna umbra targata LNP, tavola rotonda tra federazione, lega pallacanestro e stampa specializzata a Palazzo Trinci di Foligno.
Il tema “La riforma dei campionati: La formazione dei giovani talenti nei campionati nazionali dilettanti” ha visto la partecipazione attiva di tutti, al fine di far collimare le nuove idee dell’intero e variegato movimento con le intenzioni della federazione. Nodi cruciali la questione “under” e la volontà di dare più linfa ad uno sport affascinante come il basket.
Tanti gli interventi dei presenti: da Dan Peterson a Mario Arceri del Corriere dello Sport, Roberto Brunamonti, Giuseppe Sciascia, Charlie Recalcati e Niccolò Casalsoli, direttore serieadilettanti.it. Presente anche il Vice Presidente Vicario della FIP, Gaetano Laguardia, che ha aperto così il dibattito “Noi vogliamo creare un campionato dove giocano i giovani e pensiamo ad un terzo campionato e dilettantistico o meno non credo conti. Siamo aperti al dialogo e siamo pronti ad altre proposte nel caso in cui non venga accettata questo tipo di ipotesi”. Moderatore della tavola rotonda Pino Gonnella, LNP. In sintesi gli interventi. (di Mario Garofalo)

DAN PETERSON: “Io due-tre idee per organizzare campionati in Italia ce le ho. Vorrei vedere una serie A di 16 squadre, con forti società che siano sane da tutti i punti di vista. Proporrei due retrocessioni e tutte le altre ai play off. Credo, inoltre, che la Legadue serve a tutti nel basket italiano. Io non vedo bene il vincolo imposto di far giocare sette italiani nella massima serie, anche perché non si risolvono i problemi del basket in questo modo. Sono dell’idea di dare un numero di under nella lega nazionale, dove almeno uno deve stare in campo, oltremodo complicherebbe le vicissitudini delle società.

ARCERI, Corriere dello Sport: “Il basket sta declinando. A livello di basket si sta affievolendo, prima era gioia per bambini e famiglie ma adesso la pallavolo ha superato pienamente questo sport. Il basket ha avuto la forza di adattarsi nel tempo a tanti cambiamenti, trovando l’inerzia anche di fronte alle difficoltà e i rischi che un cambiamento può provocare. Sono anni che niente di nuovo dà un impulso positivo rispetto ai grandi fasti del passato. Questi sono i reali problemi da affrontare. Opere di marketing e immagine devono essere fatti per rilanciare il movimento.  Il nostro basket può permettersi di avere sedici squadre in salute. In un clima di crisi finanziaria si vuole allargare il numero di squadre, ma non ci rendiamo conto di quanto difficile è mantenere l’attuale. Ora ci sono dodici stranieri per squadra e niente italiani. Ben vengano gli under comunque si sposi con una bella sfida”.

SCHIAVINA, Superbasket: “Sono anch’io un tifoso del numero 16. Il balletto degli ultimi anni sul numero ideale delle squadre nella A dilettanti non ha trovato un reale riscontro positivo. Aldilà delle formule, le difficoltà della LNP stanno nella diversità degli scopi di fondo tra le società e le finalità nel suo insieme, scopi finali che divergono. I club stanno in piedi grazie alle risorse che si reperiscono sul territorio e per fare strada hanno bisogno di giocatori pronti e navigati, non under. Mettere i giocatori giovani in prima squadra non deve essere obbligatorio ma conveniente”.

SCIASCIA, La Prealpina: “Giustamente si vuole incentivare la nascita di un campionato dove i giovani possano fare da anticamera al basket che conta, ma secondo me il basket andrebbe bene a sedici squadre. Bisogna trovare un modo principalmente abile per poter produrre più che vincolare, dunque il vivaio sarebbe il volano allo sviluppo”.

NICCOLO’CASALSOLI, www.serieadilettanti.it: “La A dilettanti negli ultimi anni è sempre stata bella e competitiva, ma andrebbero fatte delle analisi per rivedere con forza un quadro opaco. La recente crisi sta attanagliando anche il sistema basket e, a tutt’oggi, molte squadre faticano a trovare con celerità mezzi e risorse per dare risposte rapide e veloci dal punto di vista economico”.

ROBERTO BRUNAMONTI: “Posso solo dire che nel momento in cui si fanno delle scelte si deve fare affidamento a tanti punti di vista, dagli allenatori ai procuratori ed alle società. Se non si fanno delle scelte non si mettono tanti paletti e certezze. Ci vuole coraggio nelle scelte sui vari livelli che guidano il nostro basket. Credo che questo momento sia il momento delle idee”.

CARLO RECALCATI: “Oggi si parla di riforma, di crescita generazionale e società. Se bisogna partire dai giocatori, bisognerebbe prendere in considerazione anche gli allenatori. Quando si è professionisti bisognerebbe capire qual è il proprio potenziale, dunque dobbiamo chiederci se globalmente il basket italiano può permettersi l’idea di riforma che si vuol portare avanti? Non dobbiamo spaventarci ed essere realisti. Nel momento in cui arrivi alla questione under, ti rendi conto che se devono giocare nella nazionale devono già strare al passo della serie A. Sicuramente qualche giocatore lo abbiamo prodotto, ma ancora siamo a poca roba. ed al momento abbiamo creato solo problemi e vincoli alla società”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...