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[…] Scatole di varie forme, tutte intorno e senza una ragionevole disposizione se non quella d’agire da contraltare all’ordine della stanza. Alcune aperte, senza coperchio, altre chiuse nel proprio involucro di cartone. La sensazione era vivissima: dovevano essere trasportate, contenere qualcosa che possedeva un ricordo o più cose che dovevano essere consumate. Il sogno, il mio, era quello di aumentare disordine al loro disordine, strappandole al proprietario o romperle del tutto, nel vero senso del termine. Non c’era una via di fuga, come se stessero lì a ragione di protezione, come un cerchio provvisorio formato da un filo spinato che le difendeva dal pericolo. La salvaguardia presumeva un legittimo possesso, ma in fin dei conti non volevano altro che trovare un posto lontano da lì, sentirsi libere di non volere rotte le…scatole […]

(m.gar) 23.06.16

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