(Op)posizioni

Scrivere e scarabocchiare sono sovrastrutture alternate fra sfogo e svago, luoghi in cui il pensiero resta sospeso. Chi legge affiora e dimentica, mentre chi scrive affonda in un vortice di incompresa contraddittorietà dal quale pare difficile rinsavire. Malgrado ciò, negarsi o idolatrarsi sono pratiche affascinanti, genuine e allo stesso tempo spigliate.

[verba volant, scripta manent]

(m.gar) 2.7.14

*Ahorita*

Superenalotto, i numeri. Centrato il “6” milionario

Fonte: Gazzetta.it
Questi i numeri estratti oggi, validi per il concorso numero 101. Il montepremi era di oltre 147 milioni, il più alto della storia. E c’è stato un “6” a Bagnone, in provincia di Massa Carrara. Il prossimo jackpot sarà di 38 milioni.

Questa la combinazione vincente del concorso numero 101 del Superenalotto: 10, 11, 27, 45, 79, 88. Numero jolly 42. Numero Superstar 63.

Gioia in toscana — Il jackpot era di 147.807.299,08 euro e c’è un vincitore: il “6” da sogno è stato centrato in provincia di Massa Carrara, per l’esattezza a Bagnone, con una schedina da soli 2 euro. La ricevitoria in cui è stato realizzato il 6 si trova presso il punto vendita Sisal Biffi Bar in piazza Rona 2.

Si riparte da 38 — Il 6 mancava da 87 concorsi e da quasi sette mesi. L’ultima vincita risaliva al 31 gennaio scorso. Quello di oggi, è il “6” più alto della storia. Il primato precedente era di 100,7 milioni vinti a Catania il 23 ottobre 2008. Non c’è stato, invece, il “5+1”, nè il “5 Superstar”. Il prossimo jackpot ripartirà martedì prossimo da 38 milioni di euro.

Milionari — Considerando anche le vincite di seconda categoria, dalla nascita del concorso ad oggi – segnala Agicos – si contano oltre 400 persone divenute milionarie grazie al Superenalotto. Praticamente, in quasi 12 anni di vita del concorso, sono stati in media 35 i nuovi milionari ogni anno.

Occhio al cuore — E chissà che emozione deve aver provato il fortunato vincitore di oggi. La notizia, infatti, anche se positiva, può provocare una serie di disturbi, più o meno gravi, quali “palpitazioni, aritmie e tachicardie parossistiche, extrasistole, vasospasmo a livello delle coronarie o crisi di ipertensione”, spiega il cardiologo Gregorio Camastra, sottolineando che a rischiare di più sono le persone più anziane o chi ha giá problemi cardiaci. Meglio non apprendere certe notizie da soli…

Via libera del Cipe: alla Sicilia fondi Fas per 4 miliardi di euro

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I Fondi per le aree sotto-utilizzate (Fas) sbloccati oggi dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) in favore della Sicilia ammontano a 4,313 miliardi di euro di cui il 43% rappresentano progetti per infrastrutture. Per la città di Palermo, sono stati stanziati 150 milioni di euro.

«Con la delibera di oggi – spiega il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli l’ammontare degli interventi infrastrutturali approvati dal dicembre 2008 raggiunge la soglia di 13,2 miliardi di Euro tra risorse pubbliche e private».

Il presidente del Consiglio nel corso del Cipe, secondo quanto riferito da fonti di palazzo Chigi ha annunciato che «si è già aperto un tavolo con le altre regioni» per sbloccare i Fondi per le aree sotto-utilizzate così come fatto per la Sicilia. Silvio Berlusconi non esclude che «se qualche regione presenterà il piano in tempo, si possa convocare un Cipe durante le vacanze».

Ora, sottolinea il ministro dell’Economia «le discussioni di un disegno del Nord contro il Sud sono chiuse». «La questione Mezzogiorno – dice Giulio Tremonti è una questione nazionale e come tale va affrontata, non con strumenti ordinari ma speciali. È necessaria una visione politica più generale e bisogna cominciare a ragionare su un piano, come il piano Marshall, su una dimensione temporale che va sul decennio e che scavalla il 2013». E sulla possibilità di ricorrere a una nuova cassa del Mezzogiorno: «serve una struttura politica a servizio di una visione politica. È troppo presto per dire quale sarà la struttura».

Soddisfatta il ministro per l’Ambiente: «si è ricostruito il rapporto tra noi», dice Stefania Prestigiacomo che ringrazia il ministro Tremonti: «conferma il lavoro del governo per dare risposta alle aspettative del mezzogiorno grazie anche alla fiscalità speciale, il sostegno alla legalità e il piano infrastrutture».

Il ministro per le Attività economiche sottolinea invece: «l’approvazione sta a indicare il nuovo rapporto che vogliamo avere con le Regioni sui i 27 miliardi dei fondi regionali Fas. La Sicilia -dice Claudio Scajola ha iniziato a ottobre 2008 con istruttorie lunghe. Su indirizzo del presidente del Consiglio abbiamo iniziato con la Sicilia che aveva l’iter istruttorio più avanzato».

Felice di aver raggiunto questo risultato il sottosegretario Gianfranco Miccichè: «abbiamo fatto delle scaramucce di cui ci assumiamo delle responsabilità per arrivare a ottenere un risultato di pace che fosse soddisfacente per tutti». E il partito del Sud? «Ho sempre detto che il partito del Sud non era obiettivo, ma uno strumento per raggiungere un obiettivo. Se lo strumento per raggiungere questo obiettivo diventa il ministro Tremonti sono felice».
Soddisfatto anche Raffaele Lombardo. «Il ministro dell’Economia in un confronto molto serrato mi ha illustrato una serie di linee strategiche dell’economia del nostro Paese che mi hanno convinto circa scelte che dovranno essere fatte in ordine di questo piano per il Sud». Plaude alle decisioni del Cipe anche il sindaco di Palermo, Diego Cammarata.

Il Cipe ha dato il via libera anche all’assegnazione di 40 milioni di euro per la ricostruzione dell’Università dell’Aquila.

Fonte: ilSole24Ore

Laureati, pessimisti d’Europa. Il futuro? “Sarà senza carriera”

neoLaureatiNove universitari italiani su dieci preoccupati per le prospettive professionali. Quasi il doppio della media continentale. Come noi solo spagnoli e irlandesi. Olandesi e norvegesi tra i più ottimisti. I risultati dell’indagine del Trendence Institute su 196 mila studenti in 750 università europee.

MOBILITA’: disponibilità a muoversi.
STIPENDI: la paga attesa

Nubi sempre più cupe sui cieli delle prospettive dei giovani italiani. Sempre più convinti che l’università non sia in grado di offrire le competenze necessarie per il mercato del lavoro, i ragazzi escono dalle facoltà italiane senza quasi più nutrire speranze per il futuro. Tanto che nove su dieci guardano con apprensione al proprio destino occupazionale. Molti di più di quanti non siano i loro coetanei, neppure loro troppo sereni, tedeschi, francesi o inglesi. E con l’ulteriore convinzione che con lo stipendio che i primi datori di lavoro offriranno loro sarà difficile pagare quel che c’è da pagare. I risultati, di certo poco confortanti, sono quelli resi noti dall’indagine del Trendence Institute di Berlino che ha ascoltato le opinioni di 196 mila studenti di 750 università in 22 nazioni europee.

Aspettative disattese. Gli universitari italiani sognano un impiego stabile in Banca d’Italia, Intesa SanPaolo e all’Unicredit Group. Mandano candidature alla Ferrero, L’Oréal o alla Procter & Gamble. Ma non si fanno illusioni. Sanno che dovranno aspettare. L’88 per cento degli studenti confessa di covare preoccupazioni per la carriera che li aspetta. Solo il 9,2 per cento guarda con tranquillità a quello che li aspetta. In tutta Europa non abbiamo pari. O quasi. Solo in Spagna ci sono meno giovani a cui è stato concesso di conservare sprazzi di fiducia (il 7,2 per cento). A cospetto di una media europea di ottimisti pari al 32,6 per cento, si distinguono soprattutto i norvegesi (61,9 per cento) e gli olandesi (61,2 per cento). Ma al di là dei paesi del Nord Europa, quasi sempre con migliori indicatori dei nostri, è vero che anche in Germania (46,6 per cento), Francia (37,3 per cento) e Regno Unito (19,5 per cento) le aspettative dei giovani sono migliori di quelle dei coetanei italiani.

Le riforme incompiute. Le tante riformulazioni del sistema universitario italiano, spesso neppure portate a termine, non trovano il gradimento dei giovani se è vero che il 39,4 per cento di loro pensa che i corsi delle facoltà frequentate non sono stati in grado di fornirgli gli skill richiesti dal mercato del lavoro. In Europa la media dei giovani che la pensa così è del 27,2 per cento e in alcuni paesi le convinzioni dei ragazzi sono quasi rovesciate rispetto alla situazione italiana. In Francia il 71 per cento dei giovani ritiene che le lezioni abbiano offerto loro gli strumenti necessari per il lavoro. In Olanda sono il 74,1 per cento e in Norvegia l’83,4 per cento. Gli spagnoli invece la pensano più o meno come noi.

Non troppo lontano. Nonostante le preoccupazioni però, nonostante molti abbiano deciso di andare via dall’Italia per trovare un degno sbocco professionale, la percentuale degli italiani che non sono disposti a muoversi è ancora più elevata rispetto a quella delle media europea. Uno su cinque si è detto non disponibile a trasferirsi. Anche nel caso in cui ricevesse un’offerta di lavoro interessante. In Europa il dato è fermo al 12,2 per cento. In alcuni casi è persino più basso: in Germania (8,6 per cento), Francia (5,3 per cento), Spagna (7,2 per cento) e Regno Unito (6,8 per cento). D’altro canto però, è vero pure che più di quattro italiani su dieci sono pronti a muoversi in ogni parte del mondo e il 22 per cento di dice pronto ad andare in qualsiasi nazione europea (vedi tabella).

Tempi più lunghi. Ma quanto ci vorrà per trovare il primo impiego? Quanto si dovrà aspettare per avere accesso alla prima occasione di lavoro? In Europa gli universitari programmano un’attesa media di poco superiore ai quattro mesi. In Italia invece, almeno se si dà retta alla percezione dei giovani, ce ne vogliono quasi sei. Più che in ogni altra nazione. In Norvegia bastano 2,9 mesi, in Francia e in Olanda (3,3) quasi la metà dell’Italia. Poco di più, ma sempre meno che da noi, ce ne vuole in Spagna (4,3 mesi) e Regno Unito (5,3 mesi).

Stipendi minimi. Se il lavoro arriverà, a tempo determinato probabilmente, la busta paga non sarà un granché. I laureati italiani si aspettano di firmare un contratto di lavoro con una retribuzione lorda annua pari a 19.127 euro (vedi tabella). In termini netti saranno, ovviamente, molti di meno. Meno di quanto non fossero l’anno scorso. La media europea è di 23.967 euro annui. I valori più alti si registrano in Danimarca (49.151 euro), Germania (40.689 euro), Norvegia (43.524 euro) e Svizzera (49.921 euro).

MOBILITA’: Disponibilità a muoversi

STIPENDI: La paga attesa

FONTE: MioJob REPUBBLICA.IT

A dilettanti 2009/2010: ecco i gironi

av-3826574Il Settore Agonistico della F.I.P. ha reso noti i gironi del campionato di serie A dilettanti 2009/2010. Al momento nell’elenco fornito dalla Federazione troviamo sia Lumezzane, che Juvi Cremona, ovvero due società che non parteciperanno al prossimo torneo. Lumezzane infatti ha ceduto il titolo a Trento, mentre Cremona sta discutendo di un possibile passaggio nella città di Brescia. Eventuali fallimenti o mancate iscrizioni di società in serie A e Legadue (sarebbero almeno quattro le società in grandissima difficoltà) scatenerebbero naturalmente ripescaggi che andrebbero a coinvolgere anche la A dilettanti.

GIRONE A
Robur Basket Osimo
Jesolosandonà Basket
Fulgor Libertas Basket Forlì
Andrea Costa Imola Basket
Gira Ozzano
Blu Basket Treviglio
Pallacanestro Lago Maggiore
Fulgor Omegna
U.C.C. Casalpusterlengo
Basket Lumezzane (Aquila Basket Trento)
Fulgor Basket Fidenza
Basket Scaligero Verona
Juvi Cremona Basket (Basket Brescia?)
Pallacanestro Trieste 2004

GIRONE B
Palestrina Basket
Virtus Siena
Potenza ‘84
Pallacanestro Roseto 1946
Fortitudo Agrigento
Basket Olimpia Matera
Basket Ferentino
RB Montecatini Terme
Basket Trapani
Basket Ostuni
Pallacanestro Sant’Antimo
Nuova Virtus Molfetta
Basket Barcellona

Wimbledon, Italia da record. In nove al secondo turno

Fognini e Starace vincono per ritiro degli avversari, la Garbin batte la Brianti in un derby azzurro, avanti Errani e Pennetta, perde solo il debuttante Ghedin. Con i 4 successi di ieri, sale a 9 il numero di italiani al secondo turno: è primato

wimbledonFonte: gazzetta.it

LONDRA (Inghilterra) – Sono passati quasi cento anni da quando Gino De Martino fu nel 1911 il primo italiano a giocare Wimbledon. Quasi un secolo dopo l’Italia centra uno storico record qualificando al secondo turno del torneo più famoso e prestigioso del mondo 9 rappresentanti (4 uomini e 5 donne). Il vecchio record di 8, stabilito nel 1996, era stato ripetuto anche pochi anni fa, nel 2005. Se la giornata inauguarale si era chiusa con 4 vittorie e una sola sconfitta, quella di ieri si è chiusa con 5 vittorie e 2 sconfitte (una inevitabile perchè si trattava di un derby, l’altra prevista per l’esordio negli slam di Ghedin). Un record che fa bene a tutto il movimento, ma che non è certo frutto di prestazioni clamorose.

Fognini — Due delle cinque vittorie sono state ottenute per ritiro; quella più clamorosa è stata firmata da Fabio Fognini. Il 22enne ligure ha avuto via libera dal ritiro di Denis Istomin sul 3-1 del quarto set con l’uzbeko avanti per due set a uno. L’infortunio alla schiena che ha colpito Istomin è stato per l’azzurro provvidenziale perchè Fognini ha giocato complessivamente male, soprattutto i primi due set persi per 6-1 7-6. Poi nel terzo c’è stato il tira e molla dell’azzurro che è andato avanti un break, si è fatto riprendere e poi è nuovamente schizzato avanti chiudendo il set per 6-4 dopo aver sciupato una valanga di palle break (alla fine quelle sfruttate sono state solo 3 sulle 17 complessive). All’inizio del quarto Istomin ha accusato il malanno e non è più stato in grado nè di servire, nè di spostarsi. E a conclusione del quarto game c’è stata l’invevitabile resa. Fognini attende ora al secondo turno lo spagnolo David Ferrer, testa di serie numero 16, che ha battuto per 7-5 6-3 4-6 6-2 lo statunitense Kevin Kim. Potito Starace invece ha beneficiato del ritiro dell’argentino Josè Acasuso. L’azzurro ha vinto il primo set dominando il tie break per 7 punti a 0, poi ha vinto anche il secondo per 6-3 con Acasuso che lasciava il campo per un forte mal di stomaco. Il campano giocherà ora un match difficile con il ceco Radek Stepanek che ha dato 6-4 6-4 6-1 al colombiano Alejandro Falla.

Tathiana Garbin, 21 anni, n° 54 del mondo. Epa garbin ed Errani — Tre invece le vittorie giunte dal singolare femminile. La veneta Tathiana Garbin ha vinto il derby contro Alberta Brianti dominando l’incontro per 6-4 6-3 in un’ora e 24 minuti. La differente attitudine all’erba è stata determinante per la vittoria della Garbin che ha fatto 4 ace, 19 colpi vincenti e 24 discese a rete. Tax, alla decima partecipazione consecutiva a Wimbledon (mai oltre il secondo turno), affronterà giovedì la spagnola Anabel Medina Garrigues che ha superato per 3-6 6-3 6-4 la polacca Marta Domachowska. Bene anche Sara Errani contro la modesta canadese Stephanie Dubois (n° 104 del mondo). La romagnola (n° 39) è stata brava a recuperare un break e vincere il primo set per 7-5, poi ha preso agevolmente il largo e ha chiuso la seconda frazione per 6-2. Ora c’è la serba Ana Ivanovic che si è salvata soltanto 8-6 al quinto contro la ceca Lucie Hradecka.

Pennetta — La nona e ultima vittoria di giornata è arrivata grazie alla nostra veterana, la brindisina Flavia Pennetta. Flavia, testa di serie numero 15, ha sofferto non poco durante tutto il primo set contro la spagnola Nuria Llagostera Vives. Poi, una volta subito il 6-3 iniziale, Flavia si è sciolta e non c’è più stata storia poichè l’azzurra ha infilato un parziale di 12 game a 1 e ora attenderà al secondo turno la vincente della sfida tra la statunitense di colore Vania King e l’ucraina Miriya Koryttseva.

Ghedin — E’ finita invece l’avventura di Riccardo Ghedin, figlio di Pietro, difensore della Lazio degli anni Settanta. Il ventireenne azzurro, numero 268 del ranking mondiale entrato in tabellone dopo aver superato le qualificazioni, si è dovuto arrendere in tre set al lettone Ernest Gulbis che ha finito per vincere per 6-2 6-4 6-4. La prima partita di Ghedin in uno slam è durata un’ora e 28 minuti nei quali l’azzurro ha piazzato 6 ace, commesso 4 doppi falli e messo a segno 16 colpi vincenti.

Lotto, New Slot e roulette on line – rivoluzione nell’industria del gioco

legale o no?

legale o no?

FONTE: WWW.REPUBBLICA.IT

Una vera e propria miniriforma dei giochi: le misure contenute nell’articolo 12 del dl Abruzzo, divenuto legge dopo il voto del 23 giugno, oltre a rappresentare un sostegno alle zone colpite dal sisma (valutato in circa 500 milioni annui), danno ai Monopoli di Stato la facoltà di ridisegnare in parte il settore. Un’opera per la verità già iniziata: dal 18 maggio è in circolazione il Gratta Quiz, un gratta e vinci da tre euro dedicato proprio a finanziare la ricostruzione in Abruzzo, anche se i suoi risultati, non esaltanti, hanno spinto il direttore per i Giochi dei Monopoli di Stato a chiedere ai tabaccai un maggiore impegno nella vendita. La causa dello scarso entusiasmo sarebbe la prevista riduzione (circa 6 centesimi) dell’aggio spettante ai venditori. Un taglio a sfondo sociale, ma evidentemente maldigerito.
Altri punti del decreto sono stati già realizzati da Aams, l’Amministrazione dei Monopoli: quello che concentra le estrazioni del Lotto in una o più città sedi già sedi di ruota, con un procedimento completamente automatizzato, e quello che lancia per il 5 luglio il nuovo V7, gioco ippico erede del Totip.
Va sottolineato che, in base al testo divenuto legge, i Monopoli non hanno l’obbligo di intervenire su tutti i punti previsti. L’importante è che l’insieme dei provvedimenti garantisca almeno i 500 milioni annui destinati all’Abruzzo. Possibili quindi, ma non sicure, ulteriori estrazioni del Lotto, in aggiunta alle attuali tre settimanali, nuove modalità di gioco per il Superenalotto e l’apertura delle tabaccherie anche nei giorni festivi.

Appare invece certa la messa a regime delle cosiddette Videolotteries, slot di nuova generazione che per certi versi rappresentano la misura più pesante del decreto. Le Vlt dovrebbero potenziare un settore, quello delle new slot, che già oggi con oltre 21 miliardi annui rappresenta il 45% delle entrate di tutto il comparto giochi. Le nuove macchine saranno collegate alla rete del concessionario, così da erogare vincite rilevanti (probabilmente fino a 50 mila euro). In ogni caso, ogni Vlt dovrà restituire in vincite non meno dell’85% delle somme giocate e sarà sottoposta a un prelievo fiscale non superiore al 4% (per le new slot attualmente in circolazione il prelievo base è del 12,6%). L’operazione per i concessionari sarà comunque piuttosto onerosa: ogni macchina installata costerà 15 mila euro e ciascun concessionario potrà aumentare il suo parco macchine al massimo del 14%. L’inizio della sperimentazione è previsto per il 1° settembre.
Toccato anche il gioco on line, con due novità importanti: la prima riguarda il poker, per il quale è prevista la modalità di gioco non a torneo, il cosiddetto “cash game” finora proibito. In sostanza, ci si potrà sedere a un tavolo virtuale con una dotazione di soldi e giocare fino a esaurimento. La seconda novità on line è l’introduzione di quelli che un po’ enigmaticamente il decreto identifica come “giochi di sorte a quota fissa“. Si tratta dei giochi da casinò, roulette e compagnia, non permessi dalla normativa preesistente. L’imposta per poker cash game e giochi di sorte a quota fissa ammonta al 20% sul margine, vale a dire sulla raccolta calcolata al netto delle vincite.
Stessa tassazione è prevista anche per due tipologie di scommesse sportive di cui si attende il decollo: quelle su simulazione di eventi (le cosiddette scommesse virtuali) e quelle a interazione diretta fra utenti (il bet exchange, mai partito finora proprio per una tassazione ritenuta penalizzante). Per quanto riguarda invece le normali scommesse a quota fissa, cambia la posta minima, dagli attuali 3 euro a 1 euro e si alza il massimale di vincita da 10 mila a 50 mila euro.
L’ultimo punto del decreto è anche uno dei più nebulosi e riguarda l’attivazione di nuovi giochi di sorte legati al consumo, detti anche “lotterie da supermercato“. Si dà la possibilità del cliente di utilizzare il resto corrisposto alla cassa per sfidare la sorte. Ne è passato di tempo da quando, in mancanza di spicci, davano il resto in caramelle.

Diarra, chiesto il prestito. La Juve vuole pure Gago

gazzettadellosport

Ieri blitz a Madrid del d.s. Secco: il Real vuole cedere il maliano, incassando 20 milioni di euro. Il dirigente bianconero ha tentato uno scambio Trezeguet-Van Nistelrooy, fallito. E oggi incontro con l’Udinese per D’Agostino

TORINO, 18 giugno 2009 – Effetti del volo sul mercato del calcio. Alessio Secco, d.s. bianconero, atterra a Torino, riaccende il telefonino e scopre che da Udine lo stanno cercando. Il dirigente bianconero è appena tornato dalla Spagna, dove ha parlato con i dirigenti del Real Madrid. Ha chiesto il prestito del maliano Diarra. Prestito di un anno con diritto di riscatto. I “galattici” hanno ribadito che Diarra è in vendita e hanno fatto il prezzo: 20 milioni, soldi cash, niente scambi. Così si è aperta ufficialmente la trattativa tra i due club, se n’è parlato a lungo, si è deciso di aggiornare il tutto alla prossima settimana. La Juventus, visto che c’era, ha chiesto notizie anche su un altro centrocampista. Si tratta di Gago, argentino di talento e di passaporto italiano. Niente prestito, neppure qui. E operazione ancora più in salita. Perché a differenza di Diarra, tra Gago e la Juventus non c’è nessuna intesa sull’ingaggio. Insomma, Secco sembrava destinato a tornare a casa con una sola notizia soddisfacente. La conferma che il ginocchio destro di Diarra è guarito. Un problema di calcificazione al menisco, ma nessuna rottura ai legamenti. L’intervento di pulizia al ginocchio è “riuscito perfettamente” e il giocatore è pronto per tornare ad allenarsi.

L’ALTERNATIVA — Tutto qui? No, c’è dell’altro. Vista l’alternativa Diarra, qualcosa si muoveva sul fronte D’Agostino. L’Udinese è disposta a rincontrare al più presto i dirigenti juventini. Meglio oggi, per chiarire subito un paio di questioni. Un rendez-vous condizionato allo stato di salute del direttore sportivo bianconero, tornato dalla missione spagnola con la febbre a 40°. Secco, giovane temprato, oggi dovrebbe tornare al lavoro. Incontrando così anche i dirigenti friulani. Che, vista la valida alternativa Diarra, potrebbero scendere (almeno un po’) da quota 25 milioni. Per capirci: a 20 la Juventus avrebbe già chiuso l’affare Diarra, un giocatore con altre caratteristiche, qualche anno in più, ma anche con maggiore esperienza internazionale. Un giocatore, il maliano, gradito pure dal tecnico Ferrara, che si fida (ciecamente) dei giudizi espressi dall’ex compagno Cannavaro. Eccoli, dunque, i primi effetti del volo sul mercato della Juventus.

OPERAZIONE MACEDONIA — C’è dell’altro. Nel blitz spagnolo Secco ha cercato pure di risolvere un altro problema, un’altra priorità: cedere Trezeguet e incassare almeno 10 milioni. Ci sta pensando l’Atletico Madrid, a condizione che prima venda Forlan, al Real. Ah, la Juve ha cercato di inserire l’amato Treze-gol pure nell’operazione Diarra, ma il Real Madrid ha risposto picche. Analoga risposta sull’ipotesi di uno scambio con Van Nistelrooy. Poi, visto che ormai era in Spagna, Secco ha provato a cedere il francese anche al Villarreal. Sapendo già che un giocatore con un’età e un ingaggio così, non rientra nei parametri di questo club. Sapevano già, alla Juve, che Giuseppe Rossi costava almeno 25 milioni. Cifra fuori budget per i bianconeri, che inoltre non hanno nessuna priorità d’acquisto in attacco. Però la notizia è circolata e la Juve ha confermato (ufficialmente) l’interessamento. Singolare: confermare l’interesse per un obiettivo che non si può raggiungere. Ma probabilmente questo, più di altri, resterà un effetto collaterale del volo in Spagna. Un messaggio alla Lazio. Perché, una volta ceduto Trezeguet, i bianconeri vogliono chiudere subito l’operazione Pandev. Con l’attaccante macedone c’è già un’intesa: contratto quadriennale. Per chiudere basterà volare nell’ufficio di Lotito, il presidente delle Aquile