Le porte di Aprile

Alle bocche delle anime ingrassate da un Aprile che ha regalato pesci, fiori, uova, sorrisi, chilometri e compositi momenti di umana solidarietà. Alle abitudini, al batticuore, alle percezioni immacolate e allo sguardo intrinseco di curiosità. Alle parole che come proiettili hanno ucciso, al coraggio, alle barriere che ogni giorno ci tengono il vicino a debita distanza, all’uomo nero e a quello bianco, alle maschere che portiamo e al vestito d’ordinanza. Un bacio ipocrita in una guancia ed uno vero nell’altra, perchè al male non può che seguire un mare di bene

(m.gar) 17.4.17

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L’isola

Remai così tanto, e in maniera spedita, che appena avvistai la meta fui pervaso da una piacevole sensazione.
Di una cosa ero abbastanza certo: avevo rubato del tempo alle fatalità.
Eppure, il mio nemico conservava ancora le sembianze di un vento ostile, ininterrottamente al fianco e con lo sguardo fisso sulle mie scrutabili perplessità. L’impressione sovrastava la distanza che mi teneva ad un palmo di naso.
Giunsi sulla terra e ne gustai il tumulto, al corrente che il mio vagare era ormai in memoria. Sarebbe ritornato utile nei momenti di nostalgia, quando scende la sera o quando non senti volare una mosca se non quella che fischia disordinata nella testa.
L’isola, però, ne valeva la pena: selvaggiamente innamorata del suo humus, trascinante ed incontaminato, una luce accecante all’occhio clinico di un viandante in comodato d’uso.
Tutto in movimento lungo un corpo diffuso di curiosità

(m.gar) 7.7.14

“acrobata del vizio” di da.genovese

Pietre e Stelle all’Argimusco

La sete di curiosità mi ha spesso depistato, ridotto all’osso per dirla breve. Ma quel posto, a determinate ore del giorno e della sera, suggestiona ed amplia il nesso tra la realtà e il presente. I colori si alternano, il tetro si apre al sogno e l’irrazionalità erige palazzi di infinita bellezza. Credo di essermi eclissato in una piroetta di pochi minuti, ma prima di andare via ho mosso gli occhi al cielo in maniera involontaria. Pervaso da una strana sensazione, mi sono reso conto di quante siano state poche le volte che ho dato retta al cielo. Tante, tantissime stelle in mezzo alla storia di quelle pietre: tante quanto i pensieri che ho donato a me stesso, ai miei cari, agli amici presenti lì con me, a ciò che mi emoziona.

[Credo che, invece di insegnare agli altri come meditare, le persone dovrebbero guardare il cielo. Conoscerebbero di più se stesse, e forse anche più di quanto credono di conoscere gli altri]

(m.gar) 22.6.14

foto gianlucafranco

foto gianlucafranco